| |
BUON COMPLEANNO,
BìBì!
Fine settembre 2009
Mi chiamo Giorgio e sono il capitano del vapore ... E' passato un anno
da quando questa barchetta ha preso il largo ... Come dice la pubblicità
di quell'amaro ... "avevamo lavorato per mesi, ma alla fine ce
l'avevamo fatta" ...
L'avventura era iniziata ai primi di marzo 2008. Nei precedenti 50
anni l'appartamento era stato occupato dai miei suoceri ... avete
presente una casa dove non si butta mai via niente e quasi tutto si
ripara col nastro adesivo?.... Beh, questo è quello che mi sono trovato
davanti quando ho deciso di imbarcarmi per questa avventura ...
La prima scelta è stata quella se mantenere la personalità della
casa o se cambiare tutto.
I pavimenti erano del tipico e nostranissimo "terrazzo veneziano",
un po' anneriti dal tempo ma pieni di storia e romanticismo. Le porte in
legno come si facevano nell'edilizia popolare degli anni 50. Sarebbe
stato un delitto coprire i primi con un parquet funzionale ma asettico e
sostituire le seconde con delle modernissime ma anonime porte lucide e
squadrate ... (però devo dire che ci avevo pensato ... )
Raschietto, paglietta, carta vetrata, mordenti, cere e olio
paglierino, e tanto, tantissimo olio di gomito .... ed ecco il miracolo,
la casa torna a vivere e respirare ... Piano piano il nero se ne va,
torna il profumo dei muri rinnovati e della biancheria nuova e fresca di
bucato ... Vengono messi a norma l'impianto elettrico e quello sanitario
con una ecologicissima caldaia a condensazione dell'ultima generazione e
caloriferi surdimensionati per il massimo rendimento termico.
Dal ciclone si salvano i cristalli di Boemia, una vetrina, un
enorme armadio IAG, due armadi arte (molto) povera con specchio, una
bellissima Necchi a pedale, e alcune
vedute veneziane realizzate a ricamo da nonna Maria ...
Come danzatori di una quadriglia, al comando del maestro di danza tutto cambia posto e trova nuova
collocazione e vita, e ogni stanza assume una nuova personalità ...
La chiamavamo la "stanza degli orrori" ... i miei suoceri ci
tenevano tre armadi, un enorme scaffale, 3 frigoriferi vecchi, un tavolo
di marmo e un'infinità di scatoloni, di sacchi e sacchetti. Quando non
sapevano dove mettere qualcosa che non volevano buttare la mettevano lì
... Lei ci teneva i vestiti vecchi, i modelli ritagliati dal Burda, e
tanti ritagli di stoffa, era la sarta di famiglia. Lui ci teneva gli
attrezzi (che puntualmente non trovava mai nel momento del bisogno), le
canne da pesca, e
una valanga di conchiglie di cui era appassionato (ancora ce n'è in
soffitta ...). Tante volte io, mia moglie Daina e mio figlio Daniele ci
eravamo proposti per fare un po' di ordine. Impossibile. "Quando non
ci saremo più farete quello che vorrete" rispondeva mia suocera. E
cosi è stato.
Oggi la stanza degli orrori è diventata la "White Room", o
camera
1, dà a nord, verso un cortile interno. E' la più fresca e tranquilla. Grandi poster di Venezia e delle
ville palladiane alle pareti. Ma il poster più bello è tratto da una
mia
foto del 2007, lavoravo alla realizzazione del DVD professionale di
Alina Mertic, una straordinaria artista di strada che avevo conosciuto due anni
prima a Venezia. Nessuno sa far danzare un burattino come sa fare lei.
Incanta bambini e adulti con un mix di virtuosismo e di dolcezza che ti
resta dentro l'anima per sempre.
Potete non crederci, ma a Ferrara ho visto una donna piangere di commozione ...

La "Yellow Room", detta anche
camera 2, era stata la stanza di
Daina, la mia bellissima moglie mancata nel 2002. L'avevo conosciuta a
casa di
Silvano, un amico di scuola divenuto poi la chitarra solista degli
Uragani, avevamo undici anni ... Me ne ero
subito innamorato ... e come avrei potuto non esserlo? lei era un'ariete
esplosiva, argento vivo, intelligenza vivacissima, fisicamente molto
appariscente, io l'opposto (ehi, non ho detto che io ero stupido
) ... A
16 anni mi sono dichiarato, e da quel momento non ci siamo più lasciati.
Era il 19 dicembre, la nostra data magica. Sei anni dopo, nello stesso
giorno, ci sposavamo.

Alla sera, spesso dopo nove ore di scuola (facevo l'Istituto
Tecnico per diventare perito industriale), andavo a trovarla e
amoreggiavamo in silenzio mentre i suoi guardavano la televisione nella
stanza accanto. Qui ascoltavamo la musica dei miei 45 giri, Bandiera
Gialla di Arbore e Boncompagni, e Radio Lussemburgo ... sì, avete
indovinato: erano i favolosi anni 60 e il tempo era scandito dalle
uscite dei nuovi LP di De André, regalo fisso di ogni Natale, ogni anno immortalati
assieme ad una pila di pacchi e pacchetti incartati con infinito amore e cura
maniacale ...
Nella "Yellow Room" ci sono i miei ricordi più dolci, e tra le
pareti risuona ancora un riso gaio.
Alle pareti, quadri e acquarelli della collezione personale della
pittrice veneziana Marina Grigoletto. La stessa che con infinita
pazienza ha restaurato i due armadi arte povera che io da sempre invece
sognavo di buttare dalla finestra prima che qualcuno mi dicesse "ma sei pazzo?"...
Uno di questi armadi, che sono perfettamente uguali, arreda ora questa
camera, piccola, ma dotata di un bel balcone pieno di sole.
In condizioni normali è la mia camera privata.
Poche cose esprimono meglio il concetto di modernariato di un vero
e originale armadio IAG degli anni 70 ... Ve li ricordate i mobili in
teak comunemente chiamati "svedesi" così di moda in quegli anni?
Immaginereste che oggi sono ricercatissimi dai collezionisti? Beh, io
sono il felicissimo possessore di un armadio IAG a 5 ante (e svariati
altri pezzi) ... Mentre due di queste ante impreziosiscono ora la White
Room, le altre tre sono rimaste al loro posto in quella che oggi è la "Violet
Room". Restaurati e in perfetto stato di conservazione, si sposano alla
perfezione con lo stile dell'epoca, facendo da icona a quella filosofia
"no frills" cui si ispira tutta l'impostazione della struttura.
Pur di linee "svedesi" gli armadi IAG sono venezianissimi anche di
origine. Ormai pochi ricordano che I.A.G. è l'acronimo di "Industrie
Armadi Guardaroba", una spa fondata in quegli anni dal venezianissimo
Bon, una sorta di "Ikea ante litteram" ... infatti questi mobili si
vendevano in scatola di montaggio.
La Violet Room, detta anche "la 3", è la camera più grande, ha tre
posti letto e possibilità di un quarto. Anche qui quadri della
Grigoletto e varie vedute veneziane, ricamate in data imprecisata da
nonna Maria, detta anche "la nonnetta" per via del metro e mezzo scarso
di statura ...
Camera molto luminosa per la grande finestra a sud e l'enorme
specchio con cornice d'oro che prende metà della parete che le sta in
faccia, e dotata di un silenziosissimo impianto di aria condizionata.
Anche qui, come nelle altre camere, domina l'intramontabile
romanticismo dei letti in ferro.
In questa stanza hanno dormito e vissuto per 50 anni i miei
suoceri, Francesco (che noi chiamavamo affettuosamente Frane, alla
croata) e Ivanka, che lui aveva aveva conosciuto ad Abbazia ai tempi in
cui l'Istria era ancora Italia (nonno Salvatore e nonna Maria, infatti,
originari di Salerno, lavoravano entrambi alle Poste di Rovigno, sua
città natale).

Francesco era un uomo di una generosità straordinaria, sempre
pronto a privarsi di qualcosa per darla al suo prossimo. Infatti non è
morto ricco ... Più bello di Errol Flynn (lo vedete qui nella sua
tessera di partigiano del 1945)

ariete estroversissimo, alto e
occhi azzurri, gli stessi che ora ha mio figlio
Daniele, scorpione dal
fascino tenebroso (così dicono le donne ... io invece lo chiamo un po'
diversamente ... ), oggi creatore di raffinata bigiotteria in vetro di
Murano.
Mia suocera, origini croate, capricorno, era una donna rigida e
precisa come un tedesco, e viveva in simbiosi con la casa, un po' come
la lumaca e il suo guscio. La dimostrazione anche qui che ad attrarsi
non sono i simili ma gli opposti, proprio per un'esigenza di
compensazione. Litigavano su tutto ma erano uniti in modo inossidabile.
Mia suocera è sempre stata il mio miglior alleato in famiglia.
Ed eccoci in
cucina, dove il calore del
pavimento in terrazzo
veneziano policromo ben si sposa con quello del secondo armadio arte
povera con specchio, che l'aggiunta di tre ripiani e la rivestitura
interna in carta decorata con gigli di Firenze ha trasformato in una
deliziosa credenzina.
La vetrina recuperata dal "salotto" (tale era diventata la stanza
di Daina dopo che ci eravamo sposati) è l'unico pezzo "moderno" della
casa, contiene la cambusa e il router WiFi,
mentre al posto delle conchiglie di Francesco ora mostra i suoi cristalli di
Boemia e un piccolo campionario delle creazioni in vetro di
Daniele.
Un piccolo scrittoio originale IAG, coperto da una tovaglia stile
contadino, ospita il necessario per le colazioni.
Una piccola libreria in filo d'acciaio cromato ospita invece tutte le
guide e depliants che un umano potrebbe desiderare, compreso quelle in
cinese, giapponese e arabo, e i biglietti da visita dei ristoranti
consigliati.
La doppia porta che separava la cucina dal cucinino è sparita e il
trompe-l'oeil realizzato da Marina sopra il telaio compie il
miracolo di trasformare
quello che era un grosso problema estetico in un gradevolissimo effetto
architettonico.
Sempre della stessa sono i due grandi quadri che danno calore alle
pareti.
Un fornetto a microonde e un forno a gas per chi alla mattina
mangia solo torte fatte in casa (ogni allusione è puramente casuale ...
) completano, con frigo e lavello, l'attrezzatura.
Nel
corridoio, sullo stesso splendido
terrazzato veneziano degli
altri vani, dove c'era la vecchia stufa a gas (e prima ancora una
gloriosa Warm Morning a carbone che è ancora in soffitta, se la volete
ve la vendo però ve la portate giù voi) adesso c'è la vecchia
Necchi a
pedale che Ivanka usava per cucire. Perfettamente funzionante, dentro ci
sono ancora aghi e fili.
Anche qui poster del carnevale veneziano e delle rappresentazioni
operistiche dei Musici Veneziani, ad avvolgere l'ospite fin da subito
nell'atmosfera di una venezianità senza tempo. A proposito ... sto
cercando una maschera veneziana di quelle belle, piene di merletti e
passamaneria, ma, accidenti, costano una fortuna! Qualcuno me ne vuole
regalare una? giuro che gli faccio una targa sotto!

Veniamo alla domanda più frequente dei miei ospiti ... "come mai
questa idea di fare un bed and breakfast?"
In effetti la decisione è stata tutt'altro che casuale ed ha
riferimenti ben precisi nel tempo e nello spazio.
Siete curiosi di saperlo anche voi?... Beh, a grande richiesta, ve
lo racconto...
Correva l'anno di grazia 2004 e un'amica con cui spesso insieme
alla figlia condividevo
gioiose scorribande, e che per semplicità qui chiameremo Frida, mi propose Praga come mèta. A Praga c'ero già
stato e ci tornavo quindi volentierissimo, ma il giorno prima della
partenza Frida disse: "ho cambiato idea, andiamo in Bretagna".
Francamente, tutto quello che sapevo della Bretagna era che stava a
sinistra della Normandia, il Plat Pays di Jacques Brel (... avec un ciel
si gris qu'il faut lui pardonner ... ricordate? No?!? ma quando
siete nati, nel 1980???) e nell'immaginario non mi aspettavo una cosa
molto diversa. Beata ignoranza!... Mai cambiamento di programma fu cosi
provvido di esperienze del corpo e dello spirito. Ora potrei
parlarvi delle foreste della Broceliande, della fonte di Merlino, del
faro e dei gabbiani di Pointe du Raz, dell'Ile de Brehat, della bellezza
di Paimpol, Dinard e Dinan, delle case a graticcio e delle spiagge di
minuscoli sassolini trasparenti ...

ma la lista è più lunga della saga
dei Forsyte e rischierei di perdermi, vi dico solo non fate l'errore di
morire dopo aver visto Napoli ... non si può morire senza aver visto
anche la Bretagna! Per due settimane l'abbiamo girata in lungo e in
largo sempre facendo sosta nelle numerosissime Chambres d'Hotes (cosi si
chiamano i B&B in Francia) che una preziosissima guida, recuperata in
loco, minuziosamente listava e descriveva con foto e caratteristiche.
Scoperta entusiasmante. Prezzi alla nostra portata, camere spesso
incantevoli in edifici spesso storici, colazioni da sballo. Lì ho
cominciato ad amare questo tipo di soluzione ricettiva che ti permetteva
di girare il mondo sentendoti sempre come a casa.
Quando uno dopo l'altro i suoceri
vennero a mancare, Marina, che aveva ben due amiche che gestivano
Bed and Breakfast, mi disse "Ma perché non fai un B&B anche tu?"
Mi portò in uno di questi, il
B&B Alle Rondini, appena fuori Mestre, dove Nicla, la gentilissima
proprietaria, mi spiegò come funzionava il discorso. Da quel
momento, memore anche dell'esperienza avuta in Bretagna, non
ho più avuto dubbi su cosa fare, avrei creato anche io qualcosa di unico
e speciale.
Rimaneva da decidere il nome, doveva essere qualcosa
che racchiudesse tutto quello che avevo in mente. Cosi ho fatto una
lunga lista di nomi e ho chiesto dei pareri. Che non ho seguito.
Il primo della lista, e primo ad essere pensato, B&B ROMANTICA VENEZIA,
aveva vinto la selezione. Ancor oggi, di quella scelta, ne sono ogni
giorno più felice.

Il 1° ottobre il B&B Romantica Venezia compie 1 anno ... Auguri creaturina
mia! Cento di questi giorni!
Gli ospiti in arrivo quel giorno, Katerina dalla Repubblica Ceca,
e Gabriela dal lontano Brazil, ancora non lo sanno, ma troveranno una
torta con la candelina e un trattamento da regine.
Spesso i clienti mi lasciano sul tavolo un biglietto di
ringraziamenti. Non ho mai conosciuto in un anno un ospite che sia
andato via men che soddisfatto. Questi biglietti, spesso di lodi
sperticate, mi danno un piacere senza limiti, e li conservo gelosamente.
Il mio segreto è molto semplice: io AMO i miei ospiti, me li
coccolo, sono al loro completo servizio, devono sentirsi meglio che a
casa. E tutti rimangono increduli di fronte alla pulizia della struttura
(in effetti per questo sarei un tantino maniaco ... ). La verità è che
la qualità di un B&B è anche funzione della qualità dei suoi ospiti, che,
in un contesto quale quello che qui trovano, danno il meglio di sè a
vantaggio di tutti.
Ci sono tanti modi per fare le cose, ma io le so fare in un modo
solo: con passione. E questo risponde a qualsiasi domanda.
Ho detto tutto? mmmmh ... Solitamente nei titoli di coda si
ringraziano sponsor e tecnici del suono, elettricisti e trovaroba,
allora diamo a Cesare quello che è di Cesare ... Innanzitutto Marina
che per pura passione ha dedicato moltissime ore non solo a restaurare
armadi, infissi e pavimenti, senza di lei non ce l'avrei mai fatta. Poi l'elettricista, Pietro, che a
prezzi decisamente bassi mi ha messo a norma tutti gli impianti,
installato l'aria condizionata, ed è sempre pronto in caso di necessità.
E mi ha pure fatto credito! Grande Pietro! E' l'idraulico elettricista
che tutti vorremmo conoscere (ehi, se vi serve il numero, non sono mica
geloso!)
Grazie anche a Frida, che mi ha dato diversi suggerimenti aiutandomi anche nella
scelta di alcuni accessori. E grazie infine a Viktor e Anatolj, che hanno condiviso con me alcuni dei lavori più pesanti.
That's all volks!... At least for now.

|
|